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Autentico Madagascar

Verde, tanto verde. Verde di una natura lussureggiante e incontaminata. Jojoba, Baobab, Ylang Ylang punteggiano di verde le piccole stradine sterrate di terra mal battuta di colore rosso. Un mercato di spezie, dal quale si viene drogati al primo respiro, si affaccia con il suo vociare al bordo della strada. Di fronte, al lato opposto, un piccolo specchio d’acqua dolce in cui si scorgono delle nudità virili. Questa non è l’Africa, come dicono loro. Questa è terra malgascia. Questo è il Madagascar ancora autentico, ancora vergine. Qui, il primo aereo turistico è arrivato solo nel 2006, diretto in un nuovo e spartano villaggio Alpitour. Di lì, un po’ d’espansione, ma non ancora sufficiente a contaminare il paesaggio con cemento occidentale. Un turismo che ancora non ha mietuto le proprie vittime tra i locali con speranze e aspettative che mai potranno essere soddisfatte. Un turismo che neanche ha potuto portare con sè conoscenze specifiche ed emancipazione. Perché qui si muore, e non di fame. Qui si muore per un morbillo, perché non si sa cosa siano quelle strane bollicine sul proprio corpo. Qui si muore per una blanda ferita, perché non si sa che basti disinfettarla per non farla sfociare in un’infezione da tetano. Qui si muore perché una malformazione alle gambe non ti permette di essere considerato forza lavoro imminente dalla propria famiglia.

Qui si muore dentro quando si vede con i propri occhi e non si possono richiudere, perché equivarrebbe a farli morire una volta di più.



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Giulia Morezzi

giumor82@gmail.com

Roma

Giulia Morezzi

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