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Formentera - Calo des Morts


Iniziamo col dire che Formentera esiste. E anche Calo des Mortes. Il problema, come per la stessa Formentera, è arrivarci. Ma proprio come per Formentera, una volta scoperta si rimane estasiati alla vista delle sue meravigliose acque.

Partiamo così alla volta di Formentera con le mappe già ben salvate su google Maps, col fine di mostrare a Fabio la Formentera vera, quella verace, quella dei nudisti e dei chiringuito a mo’ di palafitta sulla spiaggia, dove mangiavo olive e sorseggiavo cocktail in riva al mare in costume fino al tramonto.

Fallisco subito la nostra prima serata portandolo al ChezzGerdi, che per carità ha una location suggestiva, ma purtroppo è rovinato dalla mondana italianità fatta di Spritz e tatuaggi. Decido quindi di rifarmi il giorno dopo portandolo alla desueta Calo des Mortes, solo che quella segnata lungo la rotta ci ha portati tra una pipinara di gente urlante e delirante, tipica dei più attivi villaggi turistici di zona. Per carità, bella spiaggia, come del resto tutte su questa isola, ma non era di certo la caletta romantica e isolata che mi ero immaginata. Allora ci rimettiamo in sella allo scooter e proviamo a seguire la rotta suggerita da google Maps, che ci porta a perderci tra la boscaglia mediterranea e hippie inglesi di ultima generazione che vivono sì tra i boschi, ma dentro lussuose case. Al nostro seguito si accodano due motorini, anche loro spinti dalla curiosità di capire dove sia questa spiaggia. Gli facciamo da apripista, ma ci abbandonano quando Fabio ed io, all’ennesimo vicolo cieco di strada sterrata impraticabile, decidiamo di addentrarci su per un impervio viottolo in cui campeggia una scritta incisa nella roccia “proprietà privata accesso negato”. Loro ci fanno segno di aver abbandonato l’idea che la caletta esista davvero; noi ci facciamo forti del fatto che “for only the brave”.... salvo tornare indietro dopo 500 metri di impraticabile strada sterrata che portava sì al mare, ma giù da un precipizio. Desistiamo delusi e ci accontentiamo della bellissima ma più banale El Arenals. Inizio a pensare che a Fabio nulla toglierà dalla testa che la mia Formentera, quella naturalistica e selvaggia, non esista, anche se riesco a salvare un po’ la faccia nel tardo pomeriggio, quando al Kiosko62 - tipico chiringuito sulla spiaggia - veniamo serviti quasi a bocca storta dal proprietario con la sua Pomada (da provare almeno una volta se volete un rilassante tramonto Formentera). Fabio è talmente contento di sorseggiare un cocktail locale e di essere circondato da indigeni autoctoni, che quasi non si accorge di condividere il tavolo con una famiglia italiana che ci svela che loro la caletta l’hanno vista. Loro sono la nostra prova e mappa vivente che Calo des Mortes esista veramente, ma che si raggiunge solo a piedi per un ripido sentiero di roccia a picco sul mare.

E allora eccoci all’ultimo giorno di vacanza con ombrelloni in spalla decisi a trovare Calo des Mortes, ultimo baluardo di una Formentera spartana e incontaminata. Lasciamo il nostro scooter nella spiaggia del primo giorno e sotto il sole cocente di mezzogiorno ci iniziamo ad arrampicare per un sentiero tanto suggestivo, quanto impervio. Un quarto d’ora di camminata, su e giù per le rocce, foto meravigliose dall’alto verso un mare limpido e cangiante dal verde al blu e finalmente arriviamo a vedere dall’alto la tanto agognata caletta. Eccola lì, bellissima, piccolissima, talmente tanto da essere impraticabile, perché - come noi - tanti altri avevano già trovato la strada per la caletta che non c’è e che ormai di isolato e appartato ne conserva solo i racconti dei primi avventurieri degli anni 80. Morale della vacanza: come dicevo all’inizio Formentera esiste e anche Calo des Mortes, ma di quella spartana, selvaggia, inesplorata e libera ne rimane solo un ricordo. Uno dei più cari che ho, però.





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Giulia Morezzi

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